Una promessa scientificamente ridicola ed eticamente inaccettabile.
Personaggi famosi come Paris Hilton o Barbra Streisand hanno speso migliaia di dollari per clonare i loro cani defunti.
Sono sempre di più, infatti, coloro che scelgono di clonare il cane o il gatto nella speranza di poterlo far rivivere e averlo ancora vicino, ma dietro a un apparente gesto d'amore si nascondono sofferenza e speculazione.
A denunciarlo anche Paola Barale, che ha voluto indagare il fenomeno recandosi nei laboratori di genetica che si occupano di questo business, dilagante sia in America che in Europa per cani e gatti, come la clinica spagnola a Marbella dove clonare un animale familiare costa 55 mila euro.
Le fasi sono 3:
Un approccio che sfrutta esseri senzienti come oggetti come bacini di produzione di animali-copia solo per rispondere ad assurde emotività egoiste creando aziende che sperimentano su animali.
Bisogna, inoltre, tenere in considerazione che la clonazione ha un'elevata percentuale di insuccesso.
LA SOLUZIONE PER RIEMPIRE IL VUOTO? ADOTTARE UN'ALTRO ANIMALE
Uno studio - basato su dati INFIGEN, una delle multinazionali clonatrici, e su studi di Atsuo Ogura del National Institute of Infectious Diseases di Tokyo - pubblicato anche dalla testata inglese New Scientist, afferma che il 75% degli embrioni animali clonati muore entro i primi 2 mesi di gravidanza e comunque il 25% nasce morto o con deformità incompatibili con la vita.
Da 100 cellule di partenze mediamente una sola diverrà un animale “adulto e sano”. Gli individui malformati vengono soppressi alla nascita oppure vengono sottoposti ad eutanasia dopo aver sofferto per un'imprevista malattia.
Ecco perché la notizia di tali esperimenti viene resa pubblica solo dopo alcune settimane o mesi dall'evento, ovvero quando l'animale sopravvive almeno alla prima fase della sua esistenza da “creatura da laboratorio”.
Anche dal punto di vista psicologico, pensare di poter avere lo stesso cane perché ne condivide il DNA è un'illusione senza fondamento scientifico. Ogni essere vivente è frutto del condizionamento ambientale (fin dall'epoca gestazionale), per cui diventa unico e irripetibile.
“Scegliere una vita” è un concetto eticamente scorretto e molto pericoloso che da adito al pensiero che sia un diritto.
Soprattutto per chi sa cosa significa amare un animale, dovrebbe rispettarlo e riempire il vuoto dopo la morte non con un clone, ma aprendo la propria casa ai tanti cani e gatti che aspettano di venire adottati e conoscere il calore di una famiglia.
Su questo tema dovrebbero intervenire anche le istituzioni con una lungimirante campagna pubblica per favorire percorsi di adozione consapevole.